Huawei cosa si devono aspettare gli utenti

Trump vs HUAwei


Da inizio settimana, Huawei – una delle aziende tecnologiche più promettenti del mercato – rischia di perdere enormi quantità di denaro e la possibilità di competere alla pari con altri grandi produttori di smartphone, come Samsung. Huawei ha infatti perso la sua licenza per utilizzare il sistema operativo Android nella sua versione più ricca e completa, in seguito a una sospensione decisa da Google per rispettare le disposizioni imposte dal governo statunitense contro le aziende cinesi. La decisione, che sta facendo molto discutere, potrebbe avere grandi conseguenze per l’intero settore della telefonia e coinvolge milioni di proprietari di smartphone Huawei, non solo negli Stati Uniti.

Stati Uniti vs Huawei

Per capire come siamo arrivati fino a questo punto, è necessario fare qualche passo indietro fino alla settimana scorsa, quando il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per dare al governo il potere di impedire alle aziende negli Stati Uniti di acquistare apparati per telecomunicazioni prodotti da chi costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale. Il provvedimento era di fatto indirizzato alle aziende cinesi, e in particolare a Huawei, già da tempo sotto le attenzioni di Trump.

Conosciamo Huawei soprattutto per i suoi smartphone, di buona qualità e che hanno invaso il mercato in pochi anni, rendendo la società il secondo produttore al mondo di telefoni cellulari dopo Samsung (Apple con i suoi iPhone è terza). Ma la società cinese è attiva in numerosi altri settori legati alla produzione di ripetitori, cavi sottomarini e altre strumentazioni per le telecomunicazioni. I clienti sono centinaia di operatori fissi e mobili in tutto il mondo, che utilizzano i suoi prodotti per espandere le loro reti e costruirne di nuove e più potenti, come il 5G in fase di sviluppo.

Huawei esiste dal 1987, nacque per colmare il divario tecnologico della Cina rispetto all’Occidente nel settore delle telecomunicazioni e, come molte aziende cinesi, ha un passato controverso, con una gestione poco trasparente dei dipendenti e qualche storia di brevetti violati. È anche una delle poche grandi società cinesi a essere completamente privata e nel 2018 ha prodotto ricavi per oltre 108 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti ritengono che Huawei faccia spionaggio per conto del governo cinese, e che quindi i suoi prodotti costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale, visto che potrebbero essere impiegati per costruire le reti su cui passano dati sensibili. Le accuse non sono mai state dimostrate con prove concrete e Huawei ha sempre sostenuto di rispettare gli standard di sicurezza e di lavorare in modo trasparente, come del resto confermato dagli operatori mobili suoi clienti e dalla sua presenza in molti mercati, a cominciare da quello europeo.


Huawei e Android

Huawei ha costruito la propria fortuna nel settore degli smartphone non solo grazie alla qualità dei suoi prodotti, ma anche grazie al successo crescente di Android, il sistema operativo per cellulari più diffuso al mondo e sviluppato da Google. Le due società collaborano ormai da anni per fare in modo che Android funzioni al meglio sugli smartphone e i tablet di Huawei, con evidenti benefici per entrambe: Huawei riesce a vendere più dispositivi, Google riesce a diffondere ulteriormente i suoi servizi come Gmail, Maps e YouTube, dai quali ricava grazie alla pubblicità. Una logica simile è applicata da Google con altri grandi produttori di smartphone, a cominciare da Samsung, il più grande di tutti.

Il codice sorgente di Android è aperto (open source): viene sviluppato privatamente da Google, che poi lo mette a disposizione di tutti per modificarlo e adattarlo alle proprie esigenze. È una versione base del sistema operativo, ma priva di tutto il software proprietario realizzato da Google, e che l’azienda offre con licenze a pagamento concordate con i singoli produttori. È con questi accordi che sugli smartphone si trovano poi Gmail, Maps e le numerose altre applicazioni di Google. La società fornisce inoltre gli update di sicurezza del sistema operativo, i suoi nuovi sviluppi e un sistema per gestire più facilmente gli aggiornamenti da parte dei produttori di smartphone. Questa versione di Android è quella che siamo abituati a vedere sui nostri telefoni e ha caratteristiche insuperabili rispetto alla versione base.


Perché Google ha sospeso la licenza Android

Huawei fa da mesi i conti con l’ostilità del governo degli Stati Uniti, tanto da avere interrotto già nel 2018 la vendita dei propri smartphone nel paese. Le cose sono ulteriormente precipitate con l’ordine esecutivo della settimana scorsa, che ha dato il potere al dipartimento del Commercio di imporre una sostanziale messa al bando: nessuna azienda statunitense può fare affari con Huawei, salvo non ci sia un esplicito permesso governativo.

Google non aveva alternative e ha dovuto interrompere i rapporti con Huawei, sospendendo quindi la licenza Android che consentiva all’azienda cinese di vendere smartphone con i servizi di Google sopra. La perdita della licenza non implica che Huawei non possa più utilizzare Android, ma vincola il suo utilizzo alla sola versione base, quindi senza i prodotti di Google preinstallati e con complicazioni per mantenere aggiornato il sistema operativo, sia per quanto riguarda la sicurezza sia per le edizioni future di Android.


Licenza temporanea

Dopo l’annuncio della sospensione, il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato di avere emesso una sorta di licenza temporanea, che consentirà a Huawei di continuare a inviare aggiornamenti e fornire assistenza a chi possiede i suoi smartphone. Questa soluzione ponte, ha spiegato il dipartimento, dovrebbe consentire agli utenti e alle aziende che utilizzano smartphone Huawei di organizzarsi, eventualmente per passare ad altri fornitori, prima che i loro dispositivi smettano di offrire le attuali funzionalità.

La licenza temporanea scadrà il prossimo 19 agosto, ma non è chiaro che cosa potrà accadere nel frattempo. L’iniziativa contro Huawei rientra in una più ampia serie di provvedimenti da parte degli Stati Uniti sulla Cina, tra dazi e limitazioni alle possibilità di fare affari tra i due paesi. Trump ritiene che questa sia la strada giusta per spingere il governo cinese a cedere su alcuni punti dei rapporti commerciali tra i due paesi, ma come hanno fatto notare molti osservatori è una tattica pericolosa, che potrebbe danneggiare l’economia degli Stati Uniti.

Trump ha dimostrato di non avere le idee molto chiare sulla sua stessa guerra commerciale, quindi entro poche settimane il blocco nei confronti di Huawei potrebbe essere rimosso, o mantenuto così com’è danneggiando non solo l’azienda cinese, ma anche tutti i proprietari dei suoi smartphone in giro per il mondo.


Altre aziende

Google non è l’unica società a essere stata di fatto costretta a interrompere i rapporti con Huawei. Intel, Qualcomm e altri produttori di componenti sono in una situazione simile e non potranno proseguire le forniture dei loro microchip, che Huawei impiega per costruire smartphone, tablet e computer. La società cinese era comunque pronta a questa eventualità da tempo: impiega sempre meno componenti importati e provvede direttamente alla loro produzione, riducendo la sua dipendenza dalle società statunitensi. Huawei aveva inoltre fatto scorte di componenti negli ultimi mesi, garantendosi materiale in magazzino per la produzione di nuovi dispositivi per almeno tre mesi.


Cosa succede al mio Huawei?

Nel breve periodo per chi possiede uno smartphone Huawei, o ne ha appena ordinato uno, non cambierà nulla. Sui telefoni già venduti, Android è presente nella sua versione completa e con i servizi di Google, che continueranno a funzionare normalmente, così come il sistema per ricevere aggiornamenti di sicurezza. Questo vale sia per i dispositivi già venduti, sia per quelli già prodotti e disponibili nei negozi e nei magazzini. Difficilmente potranno però essere installati gli aggiornamenti alle prossime versioni di Android, cosa che in futuro potrebbe comportare qualche problema di compatibilità con le edizioni più recenti di alcune applicazioni.

Huawei per ora sta valutando le conseguenze della sospensione della licenza, ma ieri ha diffuso un comunicato cercando di rassicurare i suoi clienti circa l’assistenza e le funzionalità dei suoi smartphone. È da notare che nel comunicato non viene mai citata la parola Android, e che le informazioni sono piuttosto vaghe.

Huawei ha dato un contributo sostanziale per lo sviluppo e la crescita di Android in tutto il mondo. Come uno dei partner globali chiave per Android, abbiamo lavorato a stretto contatto con la sua piattaforma per sviluppare un ecosistema di cui beneficiassero sia gli utenti sia il settore. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi a tutti gli smartphone e tablet esistenti di Huawei e del marchio Honor, sia per quelli già venduti sia per quelli ancora in magazzino. Continueremo a costruire un ecosistema sicuro e sostenibile, in modo da offrire la migliore esperienza ai nostri utenti su scala globale.


Piano B?

I problemi per Huawei non sono tanto legati agli smartphone già venduti, ma a quelli che l’azienda venderà in futuro. La sospensione della licenza implica che sui nuovi prodotti, non ancora in magazzino, non possa essere installata la versione di Android con i servizi Google. Non è un problema da poco, considerato che Huawei aveva presentato a fine marzo i P30 e P30 Pro, i suoi smartphone di maggior pregio, che avevano ricevuto ottime recensioni e destinati a fare concorrenza ai Samsung Galaxy S10.

Huawei ha ancora la possibilità di utilizzare la versione base open source di Android, dalla quale mancano però i servizi di Google per come gli utenti sono abituati ad averli sui loro smartphone. In Cina, dove Google è sostanzialmente assente, Huawei fa già qualcosa di simile vendendo cellulari senza Play Store, dal quale scaricare le applicazioni. Per il mercato cinese non è un particolare problema, considerato che quasi tutta l’esperienza degli utenti è concentrata su un’unica applicazione, WeChat, che di fatto si comporta come se fosse un sistema operativo al di sopra di Android. Huawei avrebbe invece enormi problemi nel resto del mondo, dove non potrebbe competere alla pari con gli altri produttori.

Huawei potrebbe dotarsi di un sistema operativo completamente alternativo, ma la storia di chi ci ha provato è costellata di fallimenti: Windows Phone, Tizen, BlackBerry OS e Palm OS, solo per citarne qualcuno. Tutti questi hanno fallito perché semplicemente non erano diffusi abbastanza per convincere gli sviluppatori a investirci sopra, creando versioni dello loro applicazioni che funzionassero anche sui loro sistemi operativi, oltre a Android e iOS. E le cose non sono andate meglio con chi ha provato a lavorare sulla versione open source di base di Android, come Amazon: i suoi tablet sono sì economici, ma non hanno un grande successo ed è difficoltoso trovare applicazioni di qualità.


Cosa succede adesso

Nessuna opzione al di fuori di Android con i servizi di Google è una buona opzione per Huawei, che potrebbe quindi subire un grave danno economico e un ridimensionamento senza precedenti della sua intera divisione smartphone. L’azienda si sta preparando al peggio, ma diversi analisti confidano che la situazione si possa sbloccare nel caso di un nuovo accordo tra Stati Uniti e Cina, che riporti le cose a com’erano prima: Huawei impossibilitata a vendere negli Stati Uniti, ma comunque libera di lavorare con le aziende statunitensi per le sue forniture, a cominciare dalla licenza Android di Google. Il problema è che Trump ha dimostrato di fare scelte impulsive e a oggi non si intravede una strategia coerente nella sua guerra commerciale contro la Cina.

La messa al bando di Huawei, del resto, non danneggia solamente l’azienda cinese, ma anche numerose società statunitensi che non possono più intrattenere affari e vendere i loro prodotti in Cina. Google stessa ha sicuramente beneficiato in questi anni della collaborazione con Huawei, per lo sviluppo e l’espansione della compatibilità del suo Android. È quindi probabile che il governo statunitense stia ricevendo forti pressioni da queste aziende per riportare la situazione alla normalità.

Per ora il governo cinese non sembra essere interessato a rispondere con contromisure, che potrebbero complicare ulteriormente le trattative sui rapporti commerciali con gli Stati Uniti. La Cina potrebbe percorrere la strada estrema di impedire ad Apple, una delle aziende più ricche al mondo, di proseguire la produzione dei suoi smartphone nelle fabbriche cinesi, con gravi conseguenze per le sue finanze. È una possibilità che appare comunque piuttosto remota, considerato che i milioni di iPhone prodotti ogni settimana in Cina fruttano centinaia di milioni di dollari alle aziende cinesi.


Volevo comprare un Huawei, e adesso?

Gli smartphone Huawei che si trovano ora nei negozi o che sono disponibili online, perché già prodotti e spediti dall’azienda, contengono Android nella sua versione completa con i servizi Google e riceveranno gli aggiornamenti. Se però il blocco dovesse continuare a lungo, gli smartphone Huawei potrebbero essere esclusi dal passaggio alle future edizioni di Android. Se non avete urgenza di sostituire il vostro smartphone, e ne avevate trovato uno Huawei che vi piaceva molto, il consiglio è di attendere qualche giorno e vedere come evolve la situazione. Forse non vi lascerà molto tranquilli, ma in un certo senso il futuro del vostro smartphone dipende da cosa deciderà Trump.


FAQ

 Cosa potrebbe accadere per chi ha uno smartphone Huawei?

Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali. Google, tramite profilo Tweet Android, ha affermato che l’accesso alle applicazioni Google (Play Store, Gmail, Maps e simili), rimarrà per tutti i prodotti già in commercio. Si può interpretare come per tutti gli smartphone Huawei già presentati e commercializzati quindi, qualora compraste un P30 Pro nuovo a settembre, essendo in commercio da prima del ban, questo manterrà l’accesso alle G. Apps.

 E gli aggiornamenti?

Non è ancora chiaro e ufficiale ma le patch di sicurezza e gli aggiornamenti di distribuzione potrebbero non essere più garantiti in collaborazione con Google. Potranno essere realizzati da Huawei su base AOSP ma mancando la certificazione Google non è detto che saranno supportate le G. Apps in caso di cambio di distribuzione e Patch di sicurezza

 Cosa succederà lato PC

Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali ma pare che anche Intel e Qualcomm abbiano fatto seguito alle disposizioni di Trump e abbiano tagliato fuori Huawei dalla fornitura di chip. Non è da escludere che anche Microsoft possa agire nella stessa direzione togliendo l’accesso al mondo Windows.

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