Haters chi sono? Da dove nasce il loro odio?

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Haters per Motivi politici, religiosi, razziali. Ma non solo: gli insulti sui social si scatenano su qualsiasi tema. E si moltiplicano gli “hate speech”, che diffondono notizie false per alimentare la violenza.


Haters, un fenomeno che in tanti si stanno impegnando a fermare. Come dimostrano queste iniziative. Dalla politica alla cronaca, l’odio sul web è diventato l’emergenza n° 1 sui social network.

Ogni giorno su Facebook ci sono episodi di violenza, discriminazione, notizie false che dobbiamo imparare a riconoscere.
È un mondo libero dall’odio quello che il fondatore del social network Mark Zuckerberg ha annunciato di voler costruire in un lungo post sulla sua fan page. Lo stesso mondo a cui aspira il 70% dei navigatori del web (secondo un’indagine Swg), che si dichiara stanco dell’ostilità che
avvelena i social media, il cosiddetto “hate speech”.
la Rete amplifica e veicola la violenza verbale a fasce più ampie di individui. E la rende persistente: una campagna di odio online resta per sempre, pronta a riemergere quando l’evento torna di attualità». È il momento di dire basta, e queste iniziative provano a farlo.

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Le forme dell’odio

Chi frequenta la rete, prima o poi si è imbattuto in un odiatore di professione. Può trattarsi di cyberbullismo, o di un conoscente che commenta ossessivamente ogni cosa postando sulla nostra bacheca
di Facebook.

Chi subisce gli insulti

Le critiche possono essere mirate contro persone specifiche o dirette contro intere categorie di
persone come gli immigrati e gli stranieri. Le donne restano il target prediletto degli haters, mentre
sempre secondo la ricerca di Vox, i tweet contro gli omosessuali sono notevolmente calati rispetto
al 2016.

Come difendersi dagli haters

Per prima cosa pensate bene a chi concedete l’amicizia sui social. Se ormai è troppo tardi potete agire sul profilo vostro o dell’ “amico” in questione. La scelta più drastica è quello di eliminarlo definitivamente. Altrimenti potete smettere di seguirlo o di vedere i suoi post su Instagram e
Twitter, è possibile sia bloccare utenti indesiderati, sia trasformare il profilo da pubblico a privato, per selezionare preventivamente chi può seguirvi.

Cosa dice la legge riguardi agli haters

La miglior difesa per chi è fatto oggetto diretto d’odio è ricorrere al reato di diffamazione(art. 595 del Codice Penale).

Alcuni reati sono perseguibili d’ufficio, come per esempio le minacce gravi.
Altri su querela della persona offesa. Un discorso a parte per chi insulta intere categorie come ebrei e immigrati. La legge 13 ottobre 1975, n. 654 prevede infatti l’incriminazione per ogni forma di discriminazione.

In ogni caso, quando si assiste a comportamenti d’odio online, sarebbe importante fare una segnalazione.

Sarà la Polizia Postale a decidere di rimuovere i contenuti.

La campagna contro le bufale online.

Un esempio di fake news, un’informazione costruita apposta per incendiare il dibattito in Rete? Il governo avrebbe mentito sulla magnitudo dell’ultimo terremoto in Centro Italia per non pagare i danni.  La falsa notizia è rimbalzata da una tastiera all’altra grazie a chi condivide i post senza preoccuparsi della verità: l’11% dei giovani tra i 20 e i 34 anni, stando a un’indagine dell’Istituto Toniolo.

In questo modo si è fomentata l’ostilità nei confronti delle istituzioni, sulla pelle della
popolazione già sconvolta

ha denunciato la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha
lanciato la campagna Bastabufale.it per invitare tutti a un maggiore senso critico: in 10 giorni sono già state raccolte più di 10.000 firme. Intanto è stata depositata una proposta di legge in Parlamento per sanzionare con multe fino a 10.000 euro e reclusione fino a 2 anni i responsabili della disinformazione.

Il tour che dice no al cyberbullismo

Che differenza c’è tra un adolescente che ricatta l’ex fidanzatina con un video hard e un malvivente che chiede il pizzo a un commerciante? «Nessuna, eppure le famiglie sottovalutano ancora il cyberbullismo» dice Marco Valerio Cervellini, responsabile dei Progetti educativi della polizia
Postale e delle Telecomunicazioni. È lui la mente di “Una vita da social”, la campagna di educazione che ha coinvolto oltre 1 milione di studenti, 100.000 genitori e 60.000 insegnanti. L’aula itinerante ha ripreso a girare l’Italia per spiegare quanto male può fare un post sbagliato. «Ci sono bambini che già a 8 anni si accaniscono su un compagno, convinti che sia solo un gioco. I ragazzi dai 13 ai 17, invece, lo fanno apposta per ferire» 

Racconta Cervellini.

«Mentre le teenager prendono di mira le coetanee più corteggiate o meglio vestite. Noi mostriamo i filmati delle vittime e lanciamo un messaggio: chi chiede aiuto non è un infame, ma un eroe che vuole salvare se stesso e gli altri. Qualcuno si commuove di nascosto, altri chiedono scusa. E dopo il
nostro passaggio, le denunce aumentano».

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