Primi Passi Raspberry Pi, prima installazione

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Raspberry Pi è un prodotto che è divenuto famoso grazie alla sua versatilità ed il suo costo davvero contenuto. Con un prezzo di acquisto intorno ai 40 euro è infatti possibile mettere le mani su un dispositivo dalle possibilità praticamente illimitate.

Sebbene non si tratti di un prodotto adatto a tutti gli utenti, proprio un costo di listino molto basso ha portato Raspberry Pi sulle scrivanie di tantissimi appassionati, buona parte interessata solamente ad avere un sostituto molto economico di un PC desktop, magari da nascondere dietro il televisore e da utilizzare come media center. La guida che abbiamo creato vuole essere d’aiuto agli utenti meno esperti in questo compito: illustreremo infatti i passaggi essenziali per rendere il nostro Raspberry Pi completamente funzionante e pronto per un utilizzo base a 360 gradi. Un punto di partenza per chi deciderà di approfondire la conoscenza della piattaforma e, magari, mettersi alla prova con gli innumerevoli tutorial presenti in rete. 

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INSTALLARE IL SISTEMA OPERATIVO

Per iniziare l’installazione del sistema operativo sul nostro Raspberry Pi3 abbiamo innanzitutto bisogno di una microSD. Spesso la computer board viene già venduta in abbinato con una scheda, la quale potrebbe già includere al suo interno NOOBS. Questa è una comodissima interfaccia grafica che, al primo boot, consente di installare diversi sistemi operativi compatibili con Raspberry. L’OS da noi scelto sarà quindi scaricato ed automaticamente installato sul nostro device. Davvero un utility molto comoda, che rende la prima installazione dell’OS alla portata di tutti. Per la nostra guida partiremo invece da una microSD vuota, pronta per essere opportunamente formattata. Consigliamo una scheda da almeno 8GB ma, dato il costo ormai irrisorio delle memorie, sarebbe meglio puntare su schedine veloci, Classe 10, UHS-I, con storage sopra i 16GB. 
I possibili sistemi operativi utilizzabili sul nostro Raspberry sono molteplici, ognuno adatto ad uno scopo ben preciso. Noi abbiamo scelto Raspbian, una distro Linux basata su Debian, che offre un buon punto di partenza per la maggioranza delle attività. Il procedimento seguente sarà comunque valido per qualsiasi scelta facciate.
La prima cosa da fare è preparare la scheda per ospitare il sistema operativo. Colleghiamo quindi la microSD al PC, Windows nel nostro caso, e lanciamo un programma denominato SD Formatter, disponibile a questo indirizzo e compatibile anche con Mac OS. Il vantaggio di questo software rispetto all’utility integrata in Windows risiede nella capacità di formattare anche partizioni nascoste sulla nostra SD, liberandola da tutti i dati indesiderati. Lanciamo il programma e selezioniamo con attenzione la lettera dell’unità che corrisponde alla nostra scheda microSD. Dal tasto Option selezioniamo “Quick” in “Format Type” e “On” per “Format Size Adjustment”. Clicchiamo quindi su Format per avviare la procedura di formattazione della memoria. Una volta terminata avremo la nostra microSD pronta ad ospitare il nuovo OS.

Abbiamo scelto di installare Raspbian, una distribuzione scaricabile a questo indirizzo. Sono presenti due differenti versioni, Raspbian Jessie Lite e Raspbian Jessie With Pixel. La preferenza, nel nostro caso, ricade sulla seconda variante, poiché questa integra un supporto completo per il nostro Raspberry Pi3 ed una nuova comoda interfaccia grafica desktop. Una volta scaricata, avremo tra le mani un archivio in formato Zip. Estraiamolo per ottenere il file ISO con estensione .img, l’immagine da copiare sulla nostra microSD. 
Per fare questo ultimo passaggio abbiamo bisogno di un ulteriore software, Win32DiskImager, scaricabile da questo indirizzo. Una volta installato, lanciamo il programma e clicchiamo sull’icona a forma di cartella. Se dovesse verificarsi un errore, avviate l’exe con diritti di amministratore. Selezioniamo quindi il file in formato .img che abbiamo appena scaricato con un doppio click. Scegliamo poi la lettera che corrisponde alla nostra microSD, come avevamo già fatto in precedenza per la formattazione, e avviamo la procedura premendo su “Scrivi”. Dopo qualche minuto la nostra scheda sarà finalmente pronta.

CONFIGURAZIONE DEL SISTEMA

Siamo quindi pronti per avviare il nostro Raspberry Pi: colleghiamo tastiera, mouse e monitor ed inseriamo la microSD nell’apposito slot. Attacchiamo l’alimentatore ed il device inizierà la fase di boot del sistema. Durante il primo avvio comparirà a schermo il tool raspi-config, l’interfaccia che ci permette di configurare il nostro Raspberry Pi. Le voci all’interno della schermata possono essere diverse in base alla build del sistema operativo ma, seguendo questa guida, non dovreste avere problemi a trovare i punti che illustreremo di seguito. Sono essenzialmente tre le cose che dovremo fare in questa fase: selezionare la lingua dell’OS ed il timezone, espandere il filesystem e attivare il protocollo di rete SSH, essenziale per il controllo del nostro device da remoto. 
Per selezionare la lingua italiana dovremo recarci all’interno della voce “Internationalisation Options“. Qui l’opzione “Change Locale” permette di scorrere l’intera lista di lingue disponibili: scegliamo naturalmente l’italiano, it_IT.UTF-8 UTF-8. “Change Timezone” permette invece di selezionare il fuso orario: evidenziamo “Europe” e poi “Rome“. Infine impostiamo correttamente il layout della tastiera. In “Change Keybord Layout“”, scegliamo “Generic International Keyboard” e cerchiamo la lingua italiana. 
Un altro punto essenziale prima di poter utilizzare il nostro Raspberry Pi è l’espansione del filesystem, procedimento con il quale ci assicureremo che l’intera microSD sia a disposizione del nostro OS. Il tutto è molto semplice, basta selezionare la voce “Expand Filesystem” che in modo automatico, al successivo riavvio, rende disponibile l’intera memoria per il sistema.
Prima di effettuare il riavvio è utile, ma non indispensabile, attivare il protocollo SSH, essenziale se desideriamo controllare il nostro Raspberry da remoto. Consiglio sicuramente l’installazione, perché utile in numerosi frangenti. Nel menu principale di raspi-config, selezioniamo “Advanced options” e, nella successiva schermata, “SSH” per attivare ed avviare il server. Tutto molto semplice. Da questo momento, tramite un qualsiasi client SSH, PuTTY per esempio, potremo collegarci al nostro Raspberry Pi da remoto. Basterà digitare l’indirizzo IP della nostra computer board per avviare il server. Verrà richiesto il login per accedere, lo stesso nome utente e password che vengono chiesti all’avvio del sistema operativo Raspbian. L’utente di default è “pi” con la password “raspberry“.
Una volta avviato il nostro server SSH, abbiamo terminato la configurazione del nostro Raspberry e saremo finalmente pronti ad avviare il sistema operativo. Dalla schermata principale del tool raspi-config selezioniamo “Finish” e procediamo al reboot del device. Al riavvio, inseriti username e password, saremo finalmente all’interno della nuova interfaccia grafica di Raspbian, Pixel. Si tratta di una distro Linux, con tutti i pregi ed i difetti di tale piattaforma. Troverete già alcuni programmi base installati, Browser web e applicativi office, ideali per un utilizzo base del dispositivo. L’installazione di ulteriori applicativi avviene tramite riga di comando e lo strumento apt-get, tool che seleziona i pacchetti richiesti dall’utente e eventuale ulteriore software necessario per la corretta gestione degli stessi. La gestione della linea di comando non sarà comunque trattata in questa guida, data la complessità e le possibilità offerte dalla stessa. Sono presenti numerosi tutorial in rete: basterà cercare l’applicazione di cui avete bisogno e seguire il procedimento indicato per sistemi Debian.

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Siamo arrivati alla fine della nostra piccola guida, ed abbiamo adesso a disposizione, con pochissimo tempo e fatica spesi, un Raspberry Pi funzionante e pronto all’uso.

Il sistema è abbastanza user-friendly e di facile utilizzo, anche per l’utente meno esperto, una volta presa confidenza con l’interfaccia grafica. Più complicata, ma comunque non proibitiva in termini di difficoltà, l’installazione di nuovi programmi, a causa della linea di comando, spesso temuta dagli utenti Windows meno esperti. Una volta presa la mano, anche questa diverrà di facile lettura, con i comandi essenziali che saranno presto appresi. Un device così impostato potrà sostituire in toto il vostro PC? Se siete abituati ad utilizzare distro Linux, potreste trovarvi completamente a vostro agio, con un ottimo sostituto per il vostro computer, sicuramente meno potente, ma con chiari vantaggi in termini di consumi energetici e trasportabilità. Un utente Windows o Mac potrebbe invece trovarsi decisamente più spaesato, ma anche qui l’esperienza d’uso migliora con la pratica.

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